Cultura
Rossano, che sorge su un'altura a 270 m s.l.m. lungo il versante settentrionale della Sila Greca, domina il litorale ionico cosentino, sul quale si e' sviluppata la parte nuova dell'abitato. Le testimonianze risalenti all'età del Ferro e all'epoca brettia, rinvenute nella vicina località di Paludi, fanno supporre che il sito della città sia stato frequentato sin da epoca antichissima. Rossano è però conosciuta come "la perla bizantina della Calabria": dal VI all'XI secolo fu infatti uno dei centri più importanti, sia per rilevanza strategica e militare sia per centralità politica, dell'Impero di Bisanzio nel Mezzogiorno. La città giocò inoltre un ruolo di primo piano dal punto di vista culturale e religioso tanto da rappresentare poi, per tutto il Medioevo, il cuore della spiritualità greco-cristiana. Non a caso Rossano diede i natali a S. Nilo (910-1004) - riformatore dell'ordine monastico basiliano e fondatore di numerosi monasteri, tra cui quello di Grottaferrata - a S. Bartolomeo e a numerosi papi. Preziosa testimonianza dell'anima bizantina della città sono il bellissimo Codex Purpureus, la Cattedrale dell'Achiropita, la chiesa di S. Marco, il suggestivo monastero del Patirion, e la chiesetta della Panaghya. Ma Rossano non e' solo suggestioni e arte orientali: interessantissimi sono infatti gli edifici di diversa matrice, come le chiese di S. Bernardino e S. Domenico, il complesso dei Cappuccini e i numerosi, bellissimi palazzi nobiliari, ospitati in uno dei centri storici più antichi e meglio conservati della Calabria. Tappa imprescindibile per chi visita la bella città sullo Ionio e' poi il Museo Diocesano, ospitato nel Palazzo Arcivescovile. Da segnalare infine l'eccezionale qualità dell'olio, degli agrumi e della liquirizia prodotti a Rossano, e i gustosi piatti della cucina locale.
Itinerari culturali
I sentieri della transumanza
erano le principali vie di collegamento con la grande montagna della Sila. Lungo
questi percorsi s’inerpicavano in primavera le greggi alla ricerca dei pascoli
alti e da qui scendevano a valle all’iniziare dell’inverno. Si tratta di
percorsi ancora oggi punteggiati di Santuari ed icone votive e lungo i quali si
svolgevano fiere e feste contadine. I santuari della valle del Trionto, tra i
quali primeggia quello di Puntadura, quello di Sant’Onofrio nel Col agnati, la
Chiesa di Santa Maria nei boschi di Cropalati, quella del Carmine sopra Paludi,
l’abbazia di Santa Maria delle Grazie a Rossano, il santuario bizantino del
Patire nel bosco omonimo, sono le principali testimonianze di una fitta rete di
relazioni nel contempo religiose ed economiche. Qui si svolgevano ma si svolgono
ancora le fiere e le feste religiose. Le fiere di Puntadura ( ) a Longobucco,
quella di Santa Maria delle Grazie a Rossano, quella della Ronza a Campana erano
le principali occasioni di scambi e baratti, di vendita dei prodotti
dell’agricoltura e della zootecnia, di animali da allevamento e di sementi. Alle
fiere erano associate le feste religiose che chiudevano od aprivano un ciclo
stagionale: quella di Santa Maria delle Grazie il due settembre, la festa della
Madonna del Patire la terza domenica di Maggio, la festa di S. Onofrio sempre la
terza domenica di maggio.
La festa di S Onofrio si svolge nei pressi dell’omonimo santuario intitolato al
Santo Patrono dei pastori. Segnava e segna ancora l’inizio della risalita a
monte delle greggi. Il santuario è situato infatti lungo la via che conduce
dalla bassa valle del Colagnati ai pascoli alti intorno a Monte Paleparto o nei
Piani di Greco nel cuore della Sila.
A 400 metri di altitudine, sorge sui ruderi di un vecchio monastero
probabilmente medievale in quanto Giovanni Fiore nel suo “Calabria illustrata”
lo annovera tra quelli esistenti ai tempi di San Nilo (X secolo). Si narra che
fu raso al suolo dai Saraceni che fecero una strage di monaci (resti umani
furono rinvenuti duranti gli scavi di sistemazione nel 1992). La presenza dei
monaci è segnalata fino al XVIII secolo e nella chiesa fu sepolto nel 1781 il
monaco Antonio Fusaro Aeropagita. La chiesa sorge al centro della cosiddetta
“Difesa di Sant’Onofrio”, una vasta area a bosco e pascolo facente parte del
demanio universale del Comune di Rossano, soggetta ad usi civici, come la
maggior parte delle terre pubbliche della Sila Greca, come il jure acquandi,
arandi, pascendi, lignandi, arbores incidendi, fidandi. La Difesa fu venduta
dall’Università al principe Borghese nel 1690 onde far fronte ad un debito di
1600 ducati verso la Regia Corte e fu riscattata nel 1803. La sua importanza
deriva dalla ricchezza di pascoli e boschi e dalla sua collocazione strategica
lungo due importanti vie della transumanza. La prima di queste risale dalla
Contrada Forello, a Cozzo Tre Arie fino a Monte Paleparto, in destra idrografica
del Col agnati e l’altra, in sinistra, risale da contrada Gammicella, ai Quattro
Frati fino a monte Paleparto attraversando ambedue i Comuni di Rossano, Paludi e
Longobucco.
In primavera, la terza domenica di maggio, si festeggia S. Onofrio. E’ la festa
della transumanza e dei pastori che offrono al santo caciocavallo e “pezze di
formaggio”, salumi, vino e pertiche di taralli adornate di nastri multicolori e
fiori (i maji).